Questo è uno di quei giorni in cui realizzi che al peggio non c’è mai fine. Abbiamo accettato (con molte riserve) l’idea che possano esistere gioielli realizzati con il latte materno (su Facebook è pieno di gruppi sul tema), abbiamo semplicemente bollato come psicopatica la signora che ha offerto la ricotta di latte materno all’ignara vicina di casa (il ricottone veg mamy), abbiamo tollerato le tetta-talebane che allattano fino alla maturità… ma non pensavamo che si sarebbe arrivati a tanto.

Andiamo con ordine.

Dopo aver rabbrividito sui gioielli in latte materno, abbiamo scoperto alcuni ulteriori interessanti utilizzi che questo fluido può avere. Una ragazza che è venuta a fare la pazza sulla mia pagina lo suggeriva come shampoo. Un’altra ha scoperto l’efficacia di questo siero contro gli inestetismi dell’età, ci faceva degli impacchi con dell’ovatta intorno agli occhi e lo usava combinato alla Nivea. Chissà se ci si potrà anche lavare i pavimenti… comunque questo dilemma me lo sono posto fin quando in un gruppo di mamme coraggio non è balzata questa richiesta:

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Ricettario bimby latte materno? Cioè ci fanno i gelati, i dolci e i formaggi? Allora non era una sola vegana pazza a offrire la ricotta al condominio, ce ne è più d’una e sono anche organizzate. Mai accettare pietanze dalle vicine, regola d’oro. La signora inoltre è mamma da sempre, stando alla sua email, quindi quando era ella stessa nell’utero formava con la madre una sorta di inquietante matrioska.

Se non avete ancora vomitato state sereni, arriverà.

Ma perché realizzare gioielli con il latte materno quando è possibile usare altro?

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Ahh ecco. Sorvolando sul complotto delle case farmaceutiche (perché tesoro hai partorito in ospedale e non in una mangiatoia?), immaginiamo la faccia del “gine”. Che dovrebbe prenderla a schiaffi anche solo per quel diminutivo. Perché dare il cordone alla ricerca quando se ne potrebbe fare un collier?

Una di queste artigiane scrisse, sulla mia pagina, un post molto iracondo, non dovevamo giudicare o offendere… poi quando le chiesi se per caso emettesse ricevuta fiscale o se fosse consapevole che in Italia è illegale inviare per posta materiale biologico, cancellò tutto e sparì nelle tenebre. Nùnùnù cucciola.

Superata la storia del latte… passiamo alla placenta. Pare che alcune mamme ritengano utile per il neonato che la placenta si stacchi da sola. Quindi la lasciano attaccata sul letto decorandola con petali e ghirigori. Questa “stranezza” si chiama: Lotus birth. Non ne pubblico foto, ma vi è possibile ammirare la ricerca che Google Immagini vi può offrire andando direttamente sul portale e cercare le due parole citate.

Una mamma, sempre nello stesso gruppo di prima, ha cercato quindi un consiglio sul come giustificare ai vicini la presenza della placenta in casa.

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Basterebbe dire la verità, non la disturberanno mai più.

Quando a questo punto si credeva di aver già visto tutto, scopriamo che alcune di queste mamme questa placenta se la cucinano. Ebbene sì signore e signori. Scovati un paio di post ne è seguita una polemica aberrante, una cosa è certa però, voglio il pdf di “Sonia”.

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L’autrice ha addirittura minacciato querele. Ah! Povera stolta. Non sa che dalla mia parte c’è Cinzia, l’avvocatessa psicoterapeuta del gruppo “Mamme Vegane contro l’Invidia”. Un’alleata potente.

Giunti sino a qui il vomito dovrebbe essere ormai manifesto, ma non è finita ancora… in questo gruppo vengono condivise ricette di cucina, c’è proprio chi addirittura la placenta la taglia a dadini e ci fa la carbonara o a julienne per un’insalatona fresca e gustosa.

Propongo alcune foto… inizio a trovare interessanti le pietanze che mamma Pam propone alle adorabili Mandy e Taty.

Placenta all’insalata “Battito d’amore”

Soffritto “Gusto forte” come base per altre pietanze

E svariate altre leccornie che però mi rifiuto di condividere, perché da quando le ho scoperte non ho più una vita sessuale e ho perso due chili.

Sul gruppo si condividono anche video ricette, in inglese, ma mamma Sonia al video allega sempre un’esaustiva traduzione. Uno di questi propone la placenta in padella:

Un altro post degno di nota è di questa signorina che ha mangiato la placenta di una sua amica, dopo averla incapsulata. Racconto fotografico dettagliato.

Odorava di metallo e di fica.

Un’altra soluzione ce la propone questa signora che ha spedito in un laboratorio in Germania la sua placenta per ottenere degli infallibili rimedi omeopatici per lei e i suoi congiunti.

Chissà se la placenta può anche essere usata nell’arte? Domanda retorica, perdonatemi. La risposta è sì. Questa mamma con la placenta ci dipinge.

Bene. Direi di chiuderla qui, anche se ho un forte rammarico. Se avessi saputo prima tutte queste storie… probabilmente non avrei scritto un libro comico, ma un horror con il tema del cannibalismo.

Ho intenzione di pubblicare la mia risposta fotografica alle tetta-talebane-da-placenta sul mio profilo Instagram. Iscrivetevi che è gratis. 

Written by SignorDistruggere
Vincenzo Maisto nasce a Salerno nel 1985. Dopo un'inutile laurea e una lunga serie di fallimenti personali, crea la pagina Facebook "Il Signor Distruggere".