MAMME VEGANE CONTRO L’INVIDIA, PARTE 1

La prima domanda spontanea potrebbe essere: ma invidia de che? Anche se, a essere sincero, a una prima lettura veloce mi sembrò di leggere “indivia”, la scarola. Già pensavo di essere magari incappato in una qualche frangia estremista della popolazione vegana. E invece no. È proprio INVIDIA, uno dei sette peccati capitali. Benissimo.

Tutto ebbe inizio il 24 marzo. In posta privata una ragazza mi inviò uno screenshot di un gruppo segreto su Facebook (Fig.1) che mi fece grondare di bava la bocca.

Esiste un gruppo di mamme vegane che segretamente si scambiano: consigli, ricette, opinioni, esperienze di vita… nulla di eclatante direte. E invece no, è molto peggio di quanto voi possiate immaginare.

Nell’immagine ci viene proposta l’esperienza di una di queste mamme, la signora, durante un giro di shopping con il suo labrador Rocky, decise di entrare in un negozio di abbigliamento per bambini. Lì il cane ebbe un attacco di diarrea, la vegana sfogò però tutto il suo disprezzo su Facebook nei confronti della commessa, la quale “pretendeva” che a pulire lo schifo fosse la padrona del cane. Sul gruppo partì quindi una gara di solidarietà con i commenti da parte delle altre facinorose.

Il post dell’animalista termina con la frase: se vieni a casa mia per un caffè, mica poi ti faccio lavare la tazzina a te? Che gente.

Certo che no tesoro, ma se dopo aver bevuto il caffè ti cali le braghe e mi caghi in salotto la situazione cambia un pochino.

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(Fig.1)

Senza contare che se hai un cane con la dissenteria per due giorni non lo “curi” con il riposo, ma magari lo porti dal veterinario. Così, giusto per dire qualche ovvietà. E sicuramente non te lo porti in giro a fare shopping.

A seguito della condivisione, comunque, in quel gruppo si venne a sapere che le signore le si prendeva per il culo sulla mia pagina e altrove. L’amministratrice, tale Elenca C, prese subito la situazione in pugno (Fig.2) con un post dai toni coloriti, ma sempre condito da maestria dialettica e regole sintattiche.

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(Fig.2)

Grazie alla signora Elena, da quel momento, la nostra informatrice si chiamò: vipera. Degna di nota la menzione allo zio maresciallo, immancabile nell’albero genealogico di qualsivoglia analfabeta funzionale che si rispetti. Mentre moi diventai Il Distruggitore.

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Scegliete e perite! – Cit.

Passarono i giorni e sul gruppo pareva essere tornata la tranquillità. Tant’è che un’altra mamma raccontò una sua vicissitudine (Fig.3).

A seguito di rumori in giardino e dopo il ritrovamento di segni d’effrazione sulla porta d’ingresso, la donna pensò di risolvere il problema nello stesso modo in cui ci comporteremmo tutti noi. Chiamando una sensitiva: Marica. La medium, anch’essa vegana e membro attivo di un’associazione non meglio precisata, era la risposta. Era la chiave per venire a capo del mistero.

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(Fig.3)

Il responso di Marica non lasciò spazio alle interpretazioni (Fig.4). Era tutto molto chiaro e logico. Giudicate da voi. (La foto di Cloris, la ex-zingara di Rai1, indica i commenti della sensitiva vegana).

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(Fig.4)

In sintesi era tutto nero, ma anche tutto bianco.

Poi il colpo di scena, che manco a Topazio, sebbène sul gruppo non se ne parlasse più, la ricerca dell’amministratrice Elena, per capire chi fosse la vipera, non si era mai placata. In segreto pare abbia scrutato ed esaminato tutti i profili delle duecento e passa mamme presenti nel gruppo, arrivando a una mirabolante conclusione (Fig.5).

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(Fig.5)

Che avrei dato per vedere la sua faccia quando si è trovata questo screenshot sulla pagina del “Distruggitore”. E chissà come l’avranno presa le 13 bannate.

Dopo le minacce, il tentativo di conviverci e il ban generale, la nostra eroina decide di affinare le sue tattiche, da esperta coordinatrice di guerra, con la psicologia spicciola (Fig.6). L’obiettivo è capire chi è la vipera. Ci riuscirà?

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(Fig.6)

Anche qui ci sembra quasi di leggere Manzoni, ma non vi fate ingannare. Non è lui, è sempre la nostra amata Elena. La vipera però, ahimè, non è caduta nella sua trappola neanche questa volta. Perché se lo avesse fatto… sarebbe accaduto ciò.

Adesso cosa accadrà? È da Sheila Carter che non mi appassiono così a una vicenda.

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PS PR

Qualora lo zio maresciallo volesse arrestare anche me, questo è il mio account Facebook.

Questa è la pagina del Distruggitore

Qualora tu voglia saperne di più sui disadattati alimentari, puoi continuare leggendo questo post.

Ne approfitto inoltre per condividere con voi due notizie: la prima è che dal 13 al 15 maggio presenterò il mio libro al Salone del libro di Torino, quindi vi aspetto. La seconda è che la mia newsletter è arrivata a contare ben 10.000 iscritti (la trovate nella colonna qui a destra se accedete al sito da desktop e a fondo pagina da mobile). Se vi iscrivete, nella peggiore delle ipotesi, vi potrebbe arrivare una mia email ogni 6 mesi con inaudite facezie.

Puoi trovare la seconda parte di questa storia cliccando qui.

22 pensieri riguardo “MAMME VEGANE CONTRO L’INVIDIA, PARTE 1”

  1. L’Uovo della Kinder????? Ma…. è un crimine odiosissimo!!!!
    Lo Zio Maresciallo ha ucciso per molto meno!!!!

  2. Se fa fare la dieta vegana pure al cane allora ci credo che avesse la diarrea, povera bestia.

  3. Ma tutto ciò è reale?!?!?! Comunque la storia della cadaverina e della putriscina l’avevo già sentita….

  4. L’indizio dell’uovo kinder e’ meraviglioso, un’intuizione degna della signora in giallo! Ma anche il rivolgersi alla medium per uno strano rumore… e quella le avra’ pure scucito dei soldi, ah ah ah!!!
    Pero’ mi fa male pensare che queste hanno dei figli (a meno che non si riferiscano ai loro animali domestici quando si definiscono mamme…) e purtroppo questi ultimi vivranno un’infanzia ed un’adolescenza rovinata…

  5. Io spero che la storia del cane che squaqquera in negozio sia una trollata e siano vere solo le risposte. E già così vedo l’abisso…

    1. Non ti censurano i commenti, ma essendo questo il sito di un privato i commenti, anche se tuoi, sono sotto la mia responsabilità legale, quindi devono essere approvati. Tutti. Non solo i tuoi. Meno coda di paglia.

  6. Peccato, l’ho scoperto solo oggi (il sito) e per caso, non uso molto i ‘social’

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