TIMIDAMENTE AMORE CAP 1

Il nostro palinsesto si arricchisce con il racconto rosa “Timidamente Amore” della scrittrice Ornella, divenuta celebre per via del suo racconto hot della settimana scorsa, che trovate sul mio profilo Instagram. Il suo pancinahot ha riscosso così tanto successo, tra le signore di quel gruppo, che si è decisa a condividere con loro (e col mondo) i capitoli del suo futuro best seller. Racconto che, certamente, troverà libero sfogo da Mondadori, Feltrinelli, etc etc. Ne siamo certissimi. Bando comunque alle chiacchiere e immergiamoci nella lettura!

Capito 1

 

Mamma mia, brr. Che ansia, che attesa adesso. Più che “Timidamente Amore” lo avrei titolato “stupratemi”.

In attesa del capitolo 2 volevo comunicarvi che presto torneremo a occuparci anche degli uomini. Sono in corso di valutazione alcuni interessanti screen provenienti dal gruppo dei “veri maschi italiani”. Che il testosterone sia con noi!

Leggi il secondo capitolo cliccando qui!

181 pensieri riguardo “TIMIDAMENTE AMORE CAP 1”

  1. Secondo me il lavoro di fiorista è un alibi, ma in realtà sia Sara che Giulia sono due lucciole, altrimenti non mi spiego perché si trovino per strada in una notte tempestosa ed avrebbero deciso di incontrarsi per bere un caffè ad un simile orario. Inoltre Sara è subito attirata dai fari lampeggianti della macchina del corteggiatore misterioso, che probabilmente credeva un cliente, ma poi rivede in lui il padre e la sua modalità affettiva deviata e perversa e crede di aver trovato un modo per sfuggire alla vita sul marciapiede e di poter rinascere come pancina!

  2. La migliore pancina Antonella che commenta:” Ornella ma Sara sei tu?”…d’altronde ha proprio l’aria di essere tratto da una storia vera!

  3. Si si, è proprio brava… peccato che di film porno fatti bene non se ne fanno più tanti…ma per essere il primo minuto di “FIORELLA BAGNATA E FIORITA” non c’è male davvero.

  4. 1 di 30….ma sta scherzando???!!!!! Cioè è il primo di 30 cagate così???? Comunque non so se sia peggio lei che si crede una scrittrice o quelle “laureate” che le fanno i complimenti !

  5. In piena notte una macchina sconosciuta fa segno con gli abbaglianti e lei bussa… Probabilmente è la scema che nei film horror dice “dividiamoci”

  6. Ovviamente non è per niente inquietante un uomo che dal nulla spunta fuori e ti fa salire in macchina..
    E fa bene l’amica a non preoccuparsi; non come le mie, che se sentissero un tizio sconosciuto parlare dal mio cellulare chiamerebbero i militari, si armerebbero di bazooka e correrebbero per tutta la città cercandomi. Sisi…..

  7. Stalker
    Rapitore
    Maniaco
    Amica cerebroarresa
    Dal primo capitolo già si evince la fine:
    La sua!

    Buona lettura

  8. Non resisto…devo cedere alla necessità di razionalizzare questo “Scritto” con una sorta di “analisi del testo”, anche se in realtà avrei prima bisogno di un consulto con un paio di interpreti.

    – Il prologo vorrebbe fungere da cornice descrittiva per delineare l’ambientazione, ma si esaurisce in appena nove parole. Impossibile non pensare al classico prologo di Schulz, con Snoopy che batte sulla macchina da scrivere “Era una notte buia e tempestosa…”. In questo caso, tuttavia, sono assenti anafore, perifrasi e metafore, e l’intero prologo finisce per essere una sorta di “post-it” fuori contesto. Eppure si prosegue nella lettura, sospinti dalla flebile curiosità di scoprire un eventuale nesso logico.

    – Dal prologo il lettore viene catapultato “in medias res” vedendo svanire la consecutio temporum e trovandosi difronte ad una descrizione che fa fatica ad assimilare: in una notte buia e tempestosa la protagonista, contrariamente alle aspettative, decide di andare a passaggio – nel parco – con il suo cane. Il senso di empatia nei confronti del povero cane è fortissimo.

    – La terza riga del primo paragrafo rompe il non troppo ricercato velo di mistero che aleggia sulle prime battute: viene rivelato il nome della protagonista, Sara, e quello del suo cane Polly. Forse un riferimento a “Pollyanna” o più probabilmente al “Magico Mondo di Polly Pocket”.

    – Il pathos della scena diventa crescente con l’introduzione di una terza figura: l’osservatore ignoto, di cui stranamente Polly riesce ad accorgersi nonostante la “notte buia e tempestosa”.

    – Timidamente, e quasi certamente involontariamente, fa capolino una figura retorica: un anacoluto, l’unica figura che il lettore a questo punto della narrazione è certo di incontrare d’ora in avanti. La Luna è accostata ai Fiori, in una dissonanza linguistica accentata dalla totale assenza di ogni segno d’interpunzione. Probabilmente più che una figura retorica si tratta di una “metafora petalologa” di difficile interpretazione, in mancanza inoltre di apposito “manuale” a supporto della lettura.

    – Il secondo paragrafo disgrega definitivamente quell’apparente consecutio che il lettore, affannosamente, stava cercando sin dall’inizio. La donna “si incammina” senza mai essersi fermata, dacché prima stava già passeggiando. Si è nuovamente difronte ad un anacoluto, forse volutamente mascherato dalla ricerca del primo e unico sinonimo del testo.

    – Nel corso del secondo paragrafo la curiosità del lettore viene focalizzata sulla figura sconosciuta di cui poco prima, che ora appare contestualizzata in un chiaro riferimento al genere “thriller poliziesco”. Lo sconosciuto è in una macchina, ferma, e attira l’attenzione della protagonista.

    – Ancora una volta la protagonista spezza ogni schema della consuetudine narrativa (e del comune buonsenso) decidendo di avvicinarsi allo sconosciuto.

    – Sul finire del secondo paragrafo una mancata sinestesia chiude la parte descrittiva e apre il dialogo tra i due personaggi.

    – Breve, generico, e più vago di alcune pagine del “Manuale di Petalogia, Edizione I”: il dialogo si esaurisce in poche battute e non rivela nulla circa l’identità dello sconosciuto.

    – Ormai non sorprende più che il personaggio principale agisca contrariamente a logica e buon senso decidendo di entrare nell’auto dello sconosciuto: forse è questo l’aspetto più ricercato dell’intera narrazione.

    – Nelle ultime frasi del secondo paragrafo il lettore si scontra con l’uso “sapiente” del verbo “accomodare” che pur possedendo la forma transitiva, intransitiva e riflessiva riesce ad essere utilizzato nel contesto in modo tale da “sorprendere” il lettore.

    – Il terzo paragrafo si apre ancora una volta con un breve prologo, simile a quello iniziale: questa volta la scena è diversa, ma l’assenza di consecutio la accomuna al resto del racconto. Una terza figura – Giulia, l’amica della protagonista – viene introdotta nel racconto. La curiosità del lettore prevale sulla necessità di consecutio logica che vedrebbe una “giovane donna” passeggiare nel mezzo di una notte “buia e tempestosa” in un parco poco illuminato mentre un’amica la aspetta, al caldo e al sicuro di un bar, per un caffè.

    – L’anonimo sconosciuto al volante, che ormai abbiamo appreso essere la personificazione di una serie imponderabile di cause determinanti, si intromette nel dinamismo predeterminato Sara-Giulia comunicando direttamente a quest’ultima che l’amica non sarà presente all’appuntamento. Ironicamente (poiché ormai il lettore è assuefatto alla stranezza) l’amica si tranquillizza immediatamente nel sapere che la protagonista è in compagnia di un perfetto sconosciuto, il quale ha anche preso possesso della sua “linea di comunicazione” con il mondo esterno. Forse si tratta di un altro esempio di anacoluto.

    – Il (breve) capitolo si chiude con l’interrogativo del viaggio della protagonista, all’interno di un’auto sconosciuta, in presenza di uno sconosciuto, laddove il cane “Polly” mitiga il pathos della scena, fungendo da riferimento familiare se non per la protagonista sicuramente per il lettore.

    In conclusione: il lettore è preda di una consecutio temporum tanto altalenante quanto una burrasca in alto mare, e probabilmente soffrirebbe dei medesimi sintomi del “mal di mare” se non fosse già disorientato da un altrettanto evanescente consecutio logica.

    Tuttavia il breve testo si legge “tutto d’un fiato” grazie alla quasi totale assenza di punteggiatura, e ciò aiuta a non soffrire (troppo) degli effetti disorientanti appena descritti.

    Grazie Distruggere, grazie di cuore! Non mi divertivo così dai tempi del liceo!

  9. Anch’io mi sono appassionata alla trama romantica e misteriosa, e non vedo l’ora di leggere il seguito… Però temo di dover aspettare almeno fino a giugno, sapete quanto ci avrà impiegato l’autrice per scrivere queste 10 righe e il correttore di bozze per limare le piccole imperfezioni? D’altronde i capolavori non nascono così dall’oggi al domani, ci vuole il tempo che ci vuole.

  10. “Era una notte buia e tempestosa…” Snoopy!! Denunciala! Ti ha rubato l’incipit!!!

  11. Mi domando se questa ha mai letto un libro in vita sua per scrivere come una di 5° elementare e non sapere nemmeno i fondamenti di come si scrive un libro e i nessi logici delle frasi

  12. qualcun altro ha notato l’allegoria del “la luna era grande e piena?” 😀

  13. cioè… prima dice che non c’è neanche un raggio di luna (vabbè, se c’è il temporale è normale), poi dice che la luna era grande e piena…. il temporale dov’è finito?!
    Solo io ci vedo un controsenso?

    e che significa la frase “non c’erano fiori nemmeno un raggio di luna”?!?! Non capisco la parte dei fiori…

    il resto tralasciamo…

    1. l’accenno alla mancanza dei fiori lo si deve al fatto che, così, la petalologa, petulante e invadente, non possa intraprendere alcuna iniziativa

  14. OVVIAMENTE la colpa è di quella cretina di Giulia che, nonostante conosca Sara da decenni, ancora non ha capito la confusione della linea temporale che ha in testa. Probabilmente la telefonata è stata questa:
    – Pronto? Sara come stai?
    – Ciao Giulia, tutto bene, ho appena finito la doccetta profonda. Sai, mio marito non se ne accorge e non vogliamo altri bambini, ne abbiamo già dodici e nessuno di noi lavora.
    – Certo certo amica mia, hai ragione, noi lo facciamo solo quando sono rugiadina ma prima imballiamo il letto con la carta stagnola. Che ne pensi se ci vedremmo per un caffè? Magari ci predessimo anche due pasticcini.
    – Che bello, si si ne ho voglia.
    – Ok, allora ci incontrammo questa mattina.
    – Aspè, Sara, quando ci vediamo?
    – Ovviamente questa notte al solito posto…. ci sarei?
    – mmmhhh…..
    – Oppure andai al parco, ma quando farà buio.
    – mmmmhhhhhhh…..
    – Che bello amica mia, non vidi l’ora di incontreremmo. Allora a più tardi, non vidi l’ora di un buono caffè con te.
    – Ciao … Sara… Ci vediamo/Vedremo/Siamo viste/Vedremmo.

    Con queste premesse, Graziealcazzo che incontrarsi diventa complicato.

  15. Era una notte buia e fuori c’era un temporale. La giovane donna Sara stava passeggiando nel parco con il cane.
    Prime due righe e già si capisce che si tratta di un capolavoro assoluto.
    Dio quanto amo questo blog ❤️

  16. Mi metto nei panni di Giulia che attende, senza notizie, l’amica. Ad un certo punto, squilla il telefono e un uomo sconosciuto le dice “Sara torna tardi” tu tu tu tu tu tu.
    E Giulia, invece che chiamare i carabinieri, fa spallucce e pensa “ah va beh, OK”

    1. beh a essere sinceri preferisco Ornella, Moccia è ben lungi dal farmi ribaltare dalle risate

  17. Parte Prima

    Era una notte buia e tempestosa. A un tratto echeggiò uno sparo! Una porta sbatté. La ragazza lanciò un grido.
    Improvvisamente, apparve all’orizzonte una nave pirata. Mentre milioni di persone morivano di fame, il re viveva nel lusso.
    Intanto, in una piccola fattoria del Kansas, cresceva un ragazzo.

    Parte Seconda

    Cadeva una neve leggera, e la fanciulla con lo scialle a brandelli non aveva venduto una violetta in tutto il giorno.
    In
    quel preciso momento, un giovane interno all’Ospedale Civico stava
    facendo una importante scoperta. La misteriosa paziente della stanza 213
    si era finalmente svegliata. Emise un debole lamento. Era possibile che
    si trattasse della sorella del ragazzo del Kansas che amava la
    fanciulla con lo scialle a brandelli che era la figlia della ragazza che
    era sfuggita ai pirati?
    L’interno aggrottò la fronte.
    “Avanti!”
    gridò il capo-mandria, e quarantamila capi di bestiame scesero rombando
    sul piccolo accampamento. I due uomini rotolarono a terra dibattendosi
    fra gli zoccoli micidiali. Un sinistro e un destro. Un sinistro. Ancora
    un sinistro e un destro. Un uppercut alla mascella. La lotta era finita.
    E così il ranch fu salvo.
    Il giovane interno sedeva solo in un
    angolo del caffè. Aveva imparato la medicina, ma, ciò che è più
    importante, aveva imparato qualcosa sulla vita.

    FINE

    1. ehehe, una cosa così l’ho letta proprio nei Peanuts… Snoopy miglior scrittore dell’illetterata e illogica Ornella.

  18. Se si affiderà allo stesso correttore di bozze di Totti, sarà un capolavoro.

  19. Comunque non lamentatevi: il modello letterario più seguito dalle pancine è probabilmente quello dello Young Adult (che sarebbe per adolescenti, si spiegano molte cose), altro che Harmony. Fatevi un giro su YouTube e guardatevi la rubrica “Libro di melma” di Ilenia Zodiaco (oppure i “il libro trash” di Matteo Fumagalli). Sono video lunghissimi (almeno quelli di Ilenia), ma vi eviteranno di leggere i libri e comunque, visto che i libri (sigh) sono praticamente tutti uguali, ve ne basta uno. Uomini possessivi e violenti (visti però come bei tenebrosi), giovani donne sprovvedute e più stupide di un cucchiaio, descrizioni casuali e incoerenti, personaggi inutili. Praticamente la nostra Ornella è lì lì per essere pubblicata.

  20. A me pare il classico inizio di una puntata di “Criminal Minds”.
    Con l’unica differenza che nella serie TV i maniaci devono inventarsi qualcosa per avere il sopravvento sulla proprie vittime (ad esempio devono nascondersi nell’ombra, attaccarle alle spalle, narcotizzarle ecc.).
    Invece questa va incontro alla propria morte con una nonchalance pari a quella di una mucca che entra in un mattatoio.
    Menzione d’onore per l’amica, il maniaco le telefona nel cuore della notte e lei si tranquillizza!

  21. “Era una notte buia e tempestosa…” tutte le grandi storie cominciano cosi’, lo sa bene Snoopy!
    Per il resto lei che vede un’auto che le fa le luci, va subito a bussare al finestrino e sale, l’amica che l’aspetta e risponde al telefono, e’ un uomo che la cerca…
    Non e’ che nel secondo capitolo c’e’ il plot twist e si scopre che sono due squillo!?!?
    Comunque le case cinematografiche americane si staranno gia’ scannando per ottenere i diritti per una trasposizione cinematografica, per il registra vedrei bene quello che nei vecchi mai dire TV si girava i film western in casa: Vito Colomba!

  22. Premesso che sul pianeta “pancine” i cicli lunari sono molto strani e cambiano da “notte buia” e “non c’era nemmeno un raggio di luna” a “la luna era grande e piena” in una manciata di righe, resta da domandarci perché decida di “passeggiare” durante un temporale in un parco. Presumendo che Polly non sia un dobermann, sia perché la prende in braccio e sia perché se lo fosse stata l’avrebbe sbranata per averle dato un nome simile, vorrei capire se l’autrice sia abituata a salire sulle auto degli sconosciuti lungo la strada, di notte e dopo che le hanno fatto i fari. Se così fosse il fatto che bussi al vetro sembra un indizio sul mestiere della donna, che più che ai fiori sembrerebbe interessata ai gambi. Il mistero si infittisce riguardo al fatto che l’uomo abbia il numero di telefono dell’amica: ha già ucciso Sara e ha preso il cellulare della poverina? Si tratta di una complice e allora le sta comunicando che il rapimento è andato bene (ecco perché questa telefonata tranquillizza la donna), oppure semplicemente si tratta di un’altra pancina che quindi, essendo una scimunita sarà la prossima sulla lista del maniaco automunito? Una cosa è certa, l’omicidio sarà d’impeto, perché l’uomo non ce la farà più a sopportare il discorso di Sara “sull’importanza dei suoi sogni” e dopo 2 ore di fracellamento di palle la soffocherà con il guinzaglio del barboncino…Scommettiamo che il capitolo II inizia con il ritrovamento del cadavere?

  23. AHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHHHAAHAHAHAHAAHHAHAHHAHAHAHAHAAHHAHAAHAHAHAHAHAHH
    ‘ca troia ‘sta gente!

  24. Un dolce profumo, un suono.
    “Ma tu sei Giada, Giada da Melfi del negozio di trucchi?”
    Cliffhanger scioc!!

  25. Quando l’uomo ha detto di essere il suo destino, mi è salito il vomito e ho dovuto trovare il coraggio per arrivare fino in fondo.

  26. Il blog de Il Signor Distruggere regala sempre perle veramente preziose.
    Una delle ultime è questo pregevole scampolo di prosa, che a quanto
    pare vorrebbe essere il primo capitolo di un romanzo in 30 puntate dal
    suggestivo titolo “Timidamente amore”, che verrà presto inviato agli
    editori. I quali giustamente sono sollevati, perché non stavano più
    nella pelle per riceverlo.
    Ora, nel leggere questo testo non
    bisogna soffermarsi troppo sugli aspetti formali. Tipo i tempi verbali:
    la consecutio temporum è roba vecchia, da babbioni, qui invece si fa
    scrittura creativa. Non ci si può scandalizzare se la protagonista
    “bussa” (ora) al vetro e la portiera “si aprì” (ieri? l’altro ieri?
    l’anno scorso?). Quello che occorre è concentrarsi sulla storia, questo è
    l’importante. Vediamo quindi che succede.
    L’incipit è interessante:
    “Era una notte buia e fuori c’era un temporale”. Ottimo quindi: non era
    una notte polare, il romanzo non è ambientato in Finlandia. Verrebbe
    forse da chiedersi “fuori” da cosa, visto che la protagonista è
    all’esterno, ma sono quisquilie, andiamo avanti.
    La “giovane donna
    Sara” (bene aver precisato che è una donna: il nome Sara, di per sé, non
    è decisivo) passeggia nel parco col suo cane Polly, quando ad un tratto
    si sente osservata. L’autrice precisa che “Non c’erano fiori nemmeno un
    raggio di luna”: il mistero si infittisce.
    Sara si incammina con
    Polly per “le strade di casa” (quante sono le strade di casa? Quante
    case ha Sara?) quando una macchina “gli” fa segno con gli abbaglianti.
    Poiché abbiamo stabilito senza ombra di dubbio che Sara è una donna, non
    c’è altra possibilità: la macchina sta facendo segnali al cane Polly.
    Sara, comunque, si incuriosisce e bussa al finestrino dell’auto,
    magicamente la portiera si apre e la nostra eroina è investita da “un
    dolce profumo” e da “un suono”. Non è dato sapere che tipo di suono: un
    urlo, uno squillo di tromba, una pernacchia? Non è importante, è un
    suono e basta, andiamo avanti.
    “Ma tu sei Sara del negozio di fiori?”
    “Sì e tu chi sei?”
    “Sono il tuo destino”

    A parte che questo sembra il dialogo tra George McFly e Lorraine in
    Ritorno al futuro, quando lui si impappina e gli viene fuori un “Sono il
    tuo delfino”, il punto è un altro: se io fossi una giovane fanciulla
    che se ne va a spasso da sola di notte con un cane che – dal nome – non
    può certo essere un pastore tedesco o un dobermann, mi sentissi
    osservata e una macchina mi facesse cenno con gli abbaglianti (o lo
    facesse al mio cane), non andrei certamente a bussare al finestrino, se
    non, forse, con la canna di una .44 magnum. Se poi il conducente della
    macchina mi dimostrasse di conoscermi e mi dicesse di essere il mio
    destino, avete presente l’ultima, ma proprio l’ultimissima cosa che
    farei? Beh, l’opzione di salire in macchina verrebbe immediatamente
    dopo. Invece no, siccome questo è “Timidamente amore”, la nostra amica
    Sara sale in auto, senza nemmeno che il tipo gliel’abbia chiesto, al
    solo sentire che lo sconosciuto è il suo delfino… pardon, destino.

    “Sara sale in macchina e l’uomo la accomoda come una regina”. Al di là
    dell’uso non riflessivo del verbo accomodare (che suona bene in frasi
    del tipo “vieni qui che ti accomodo io!”), viene da domandarsi quanto
    comoda possa stare Sara su questa macchina, che dev’essere come minimo
    una Rolls-Royce. Regina o no, comunque, l’autrice è chiara: il cane
    Polly Sara se lo deve tenere in braccio.
    Lo sconosciuto è molto
    cortese, e “gli” dice “ti do un passaggio”: anche in questo caso,
    dobbiamo ritenere che il guidatore stia parlando direttamente col cane.
    Mentre gentilmente offre il passaggio, già che c’è, dà una palpata alle
    tette di Sara (e qui invece si dice “sfiorandoLE”, quindi è chiaro a chi
    appartengono le mammelle tastate. E meno male). Lei non fa una piega e
    l’automobile parte, mentre si precisa che “la luna era grande e piena”
    (ma se poche righe prima non c’era un raggio di luna? Evidentemente il
    cielo si è rischiarato nell’arco di un minuto)
    Entra in gioco
    un’amica di Sara, Giulia, che la sta aspettando sotto casa per un caffè.
    Il suo cellulare squilla: è lo sconosciuto, che butta lì un “Sara è con
    me, torna tardi”. Ora, io non sono certo l’amico più premuroso del
    mondo, tendo a farmi abbastanza i miei, ma se stessi aspettando un’amica
    e mi telefonasse dal suo numero uno tizio che non conosco e mi dicesse
    che la mia amica è con lui e farà tardi e poi riattaccasse, io diciamo
    che proprio proprio rassicurato non sarei. Non dico che manderei i
    carabinieri, però forse una telefonata di controllo la farei, cercherei
    di fare chiarezza insomma. Per Giulia, invece, la spiegazione è più che
    sufficiente, tanto che si tranquillizza e se ne va per i fatti suoi
    (quindi a un lettore pignolo verrebbe da chiedere che significato ha la
    figura di Giulia in questo frangente, ma forse la risposta verrà
    rivelata nei capitoli successivi, quindi andiamo avanti).
    Sara nel
    frattempo sta facendo la cosa più ovvia che si fa quando sei in auto con
    uno sconosciuto che ti ha palpato una tetta, con il tuo cane bagnato in
    braccio: sta parlando a ruota libera dei suoi sogni. Poi però la donna
    (non più “giovane”) viene presa da una certa curiosità, e fa una domanda
    davvero indiscreta: “Dove andiamo adesso?”
    TA-DAN! Rullo di tamburi…
    “Lo scoprirai”.
    E così finisce il primo capitolo.

    Ora, non è detto che questo testo sia ‘autentico’: c’è la speranza che
    sia uno scherzo, scritto da qualcuno che voleva burlarsi dei lettori del
    gruppo di pancine dov’è stato inserito. Quello che, purtroppo, non è
    uno scherzo, ma è tristemente reale è il fatto che il post abbia
    ricevuto dei like e dei commenti entusiasti. “Puoi pubblicarli tutti
    subito odio le attese?” “Vorrei farti tante domande ma mi hai
    conquistata subito spero che pubblichi gli altri” “Spero che tra Sara e
    l’uomo scoppi l’amore”. E, all’improvviso, il fatto che i libri di Fabio
    Volo vendano milioni di copie non sembra più tanto assurdo.

  27. Ma solo io me la sono fatta sotto già solo con l’incipit?!
    “Era una notte buia e… fuori c’era un temporale?!?!” No ma che aveva paura di essere banale?
    “C’era in un’occasione una duchessa giovane e graziosa. Il suo tutore la tiene nel sottotetto del suo grande resort, protetto dai coccodrilli perché c’era una specie di fiume profondo intorno. Tutto il tempo, ricamava al tombolo, ricamava e ricamava… sola, sognando il giorno in cui un conte turchese veniva a recuperarla. Lui arriva e con un trucco supera il fiume evitando gli alligatori. L’arciduca impressionato dalla sua intelligenza gli propone di sposare sua figlia, che tanto nel frattempo si è ricamata il corredo. E vissero tutti gioiosi e soddisfatti, amen.”

  28. I tempi verbali!!!!! Chi diavolo accetterà mai di pubblicare un romanzo in cui il narratore continua a saltare da presente a passato prossimo a passato remoto una riga si e una riga no?!

  29. Già, alla valutazione di case editrici come Mondadori, La Feltrinelli e tutte le altre credo che questa meraviglia suoni come una bestemmia in chiesa…

  30. Cavoli… Nemmeno se mi impegno riesco a scrivere così male una storia così ridicola… Consiglierei almeno di rileggere mezza volta prima della pubblicazione e di rivedere completamente tutti i tempi verbali. Nemmeno in prima media fanno tanti errori!! Veramente atroce sia il racconto che il fatto che tanti lo leggano volentieri. Vomitevole!

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