I MIEI 13 MOTIVI SU TREDICI – RECENSIONE

Non è che io arrivi sempre in ritardo (!), ma quando una cosa si fa troppo mainstream la mia coda diventa tipo quella di un gatto quando la propria padrona pancina lo accusa di omosessualizzare il figlio. Quindi evito come la peste le cose troppo commerciali, ma poi, lo sapete, la pulce entra nell’orecchio, lo arreda e voilà. Ecco che ti stai a guardare tutte le 26 puntate di Tredici in 48 ore.

Ma di cosa parla Tredici? Per chi non lo sapesse è una sorta di teen drama incentrato sul personaggio di Hannah Baker, studentessa liceale che si suicida, per una serie di drammi esistenziali, ma prima di farlo incide 13 cassette con all’interno i 13 motivi che l’hanno spinta a quel gesto. Le cassette sono quasi tutte destinate allo stesso gruppo di “amici” e vengono da noi “vissute” tramite il punto di vista di Clay.

 

Serie molto discussa, in particolare negli USA. Visto che è stata accusata di trattare il tema del suicidio in maniera troppo romantica, quasi giustificandolo e rendendolo verosimile e accettabile agli adolescenti. Tant’è che Netflix è corsa ai ripari con una serie di avvisi inequivocabili prima e dopo ogni episodio, consigliando di guardarla solo con adulti presenti.

Io però non ci sto. I personaggi si comportano in maniera così assurda e demente, inclusa la protagonista, che davvero vorrei capire come si possa vivere la visione in maniera immedesimativa. 

Da questo momento in poi vi avviso che la recensione conterrà degli SPOILER, quindi se ancora non avete visto le due stagioni e volete la sorpresa… tornate qui in un secondo momento.

Intendo anche fare una piccola distinzione tra la stagione 1 e la 2, dal punto di vista sceneggiativo. Mentre la prima colpisce per la “novità” dei temi trattati, la seconda è una sorta di allungamento del brodo che davvero ho finito di vedere solo per cercare di capire dove volevano andare a parare. Vi ricordate Veronica Mars? Prima stagione bella, parlava di una studentessa che doveva risolvere il delitto di una sua amica e poi puff, la sindrome di Don Matteo e quel liceo diventa un ghetto di Caracas. Allungare il brodo, appunto.

Ok, partiamo con i miei 13 motivi sul perché ho trovato assurde alcune vicende proposte.

  1. Immedesimiamoci, non nella suicida, ma nell’amico che riceve le cassette. Voi in quanto tempo le avreste ascoltate? 13 cassette audio, da un’ora l’una, di una vostra amica morta (quasi fidanzata), che ha inciso proprio per voi. In 13 ore credo. Forse 14, un’ora mettendo, nel cumulo di tempo, la pausa bagno, il panino e le risposte ai call center che ti chiamano per farti cambiare operatore. Lui ci mette 13 puntate, quindi 13 giorni. Un’ora al giorno. Ma sì, centelliniamo l’audio della suicida, proprio da parte della “generazione Netflix” poi, che si spara intere stagioni di una serie TV con il pannolone sotto, pur di non dover andare al cesso e mettere pausa. Ovviamente è stato un espediente narrativo degli sceneggiatori, se avesse ascoltato tutto e subito di che avrebbero parlato poi nelle altre puntate?
  2. Perché le cassette audio anni ‘90? Mi domando. Da parte di una che in teoria non avrebbe dovuto manco sapere cosa fossero. Non solo per quel tocco di vintage che tanto piace oggi giorno, ma anche perché inviare su Whatsapp una nota vocale di un’ora è roba da TSO immediato. Quando l’amica di comitiva mi manda la sua nota di 3 minuti e 45 secondi io le scrivo, nell’immediato, hai pagato la SIAE? Il dito poi si stanca, ma come si fa?
  3. Torniamo alla storia. La cosa più irreale e assurda è che tra questi 13 motivi delle cassette ce ne sono due gravi e 11 cagate, ma tutti gli interessati tacciono, per non vedere il loro motivo rivelato. Per farvi un esempio: uno dei motivi è che un ragazzo aveva nascosto un bigliettino in classe destinato ad Hannah, un altro è che lei è stata stuprata. Le due cose sul piano morale si equivalgono, giusto? Eh no, io taccio sullo stupro commesso da X, perché altrimenti si potrebbe scoprire che ho nascosto un bigliettino in classe. Certo. Ma io ti svito il cranio e ti cago in gola, misero mentecatto. 
  4. La demenza di Hannah. Certamente si tratta di una ragazza molto sfortunata o almeno così ci viene proposta nella prima stagione, nella seconda il personaggio viene totalmente stravolto facendocela apparire quasi come una ninfomane-bulla, ma nella prima la vediamo che si appiglia a delle cazzate che manco mia nipote all’asilo della prima infanzia. Tipo, va a una festa e assiste a uno stupro, si ubriaca (why?) e pur di tornare a casa accetta il passaggio di una sua quasi amica, Sheri. E fin qui, ok. Poi quest’amica, che era sobria, per via di una distrazione abbatte un segnale stradale. Da quel momento in poi Hannah diventa la signorina Rottenmeier “non possiamo andarcene così”, ma te prego. Evidentemente non si è mai andata a fare un giro sulla pagina de “Il coinquilino di merda”. Ci sono foto di coinquilini che a casa si sono portati anche la segnaletica verticale della stazione di Pisa. Ma camomillati porcocazzo. Ovviamente quel segnale determinerà una serie di fatalità che manco in Final Destination, roba che se avesse versato sull’asfalto una tanica di olio d’oliva sarebbe andata meglio. Comunque, la Sheri, col cazzo che si faceva togliere la patente e quindi “Benvenuta nella mia cassetta”. 
  5. Ai genitori di questi ragazzi andrebbero subito tolti i figli, ma su due piedi proprio. A parte che li avranno partoriti tutte da minorenni, tutte donne giovanissime che sembrano più le coetanee che manco le madri. Poi si assiste a delle robe allucinanti tipo che questi ragazzi tornano a casa con ematomi, sangue, occhi pesti, denti che volano e la domanda più inquisitoria è “Clay, tutto bene?” Roba che mio padre mi avrebbe dato il resto se non gli avessi spiegato fino all’ultima virgola di quanto accaduto. Parliamo di minori, ma fanno feste con fiumi d’alcool, droga, dormono fuori casa senza avvisare, etc. Tutto perdonato, al massimo “questa settimana sei in punizione”… uhhh addirittura? Che trasgressiva. Una realtà alternativa distopica che certamente non rispecchia la nostra. 
  6. La cassetta più assurda è quella dedicata a uno stalker. Hannah sospetta che qualcuno le faccia delle foto di nascosto dalla finestra, allora decide di preparare un trappolone con la finta amica Courtney. Ma il trappolone se lo dimenticano quasi subito e quindi finiscono per ubriacarsi e pomiciare in lingerie a un metro dalla finestra. Della serie: ma sei ebete? Taaac, foto scattate e “reputazione” persa, quella di Hannah, perché l’amica per non essere etichettata come lesbica scarica tutto su di lei. Ottimo.
  7. La prima stagione regge perché ci viene propinato fin dall’inizio il tema che il contenuto delle cassette non può essere divulgato, né anticipato a voce, per un motivo che poi scopriremo… in realtà non si scoprirà mai. Altro espediente narrativo per tenere lo spettatore incollato, sarebbe bastato darle ai genitori di Hannah dalla prima puntata e puff, tutto risolto.
  8. La demenza di Hannah 2. Alla festa di cui sopra Hannah assiste, nascosta in un armadio, allo stupro di una sua amica e riconosce lo stupratore subito. Passa del tempo e una notte, camminando senza meta (!), si ritrova fuori al villone di questo stupratore mentre è in atto una delle sue feste. Cosa fare? Entrare, ovviamente. Una pazza. Come andare a un congresso di Di Maio con la bandiera del PD. 
  9. Il cattivo della serie è il solito atleta ricco e di famiglia potente, ovviamente. Con questi genitori che durante l’anno scolastico se ne vanno a Ibiza o in Costiera Amalfitana, chi sono questi genitori? Fedez e Ferragni? Perché altrimenti non si spiega. Lo stupratore la passa liscia, una novità in questo genere di situazioni televisive, ma la cosa ancora più assurda è che sia le vittime che “gli amici” delle cassette lo continuano a considerare come essere umano. Il ragazzo di una delle stuprate, addirittura, dice alla dolce metà una roba tipo “sì, ha fatto quello che ha fatto, ma io sono povero e quando non potevo comprarmi le scarpe me le prese lui”. Ah, ok. Allora va bene.
  10. Clay, il tipo che fa vivere a noi le cassette, viene praticamente bullizzato dalla morta. Nella stagione uno si deve sorbire 11 cassette prima di arrivare a scoprire il motivo per cui vi è stato incluso anche lui in questo macabro gioco perverso. Quasi cadendo in depressione e tentando anch’egli il suicidio. Ma nulla, lui era nelle cassette perché troppo buono. E perché una sera, dopo essersi sentito dire per tre volte da Hannah “vai a cagare” lui ci è andato davvero, piantandola. Per la defunta sarebbe dovuto rimanere. Hannah, tesoro mio, io me ne sarei andato ancora prima che tu me l’avessi detto la prima volta. Nella seconda stagione viene invece bullizzato dal suo fantasma/allucinazione. Roba che Dr House, nella quinta stagione, per una roba simile entrò in manicomio. Ma per lui tutto normale. Andiamo avanti.
  11. L’amico problematico, che vive con la madre tossica e il compagno della madre spacciatore, che fa il ruolo del bello e dannato. Ovviamente in questa realtà l’eroina la si trova al market. Ragazzi che si sparano gli steroidi nella chiappa a scuola, cannoni nel ripostiglio della scuola, etc. Manco ad Amsterdam avrei accettato una sceneggiatura simile. Il problematico finisce comunque per perdersi diventando un ragazzo della strada, senza che gli assistenti sociali intervengano. Per poi essere adottato dalla famiglia del protagonista. Cosa manca? La casetta in piscina, Marissa e le feste di O.C.
  12. Lo psicologo della scuola, che è anche il protagonista dell’ultima cassetta, rappresenta il vero fallimento di questo show sul piano del realismo. Hannah va da lui come ultima spiaggia dopo aver subito lo stupro, lui capisce che lei non riesce a descrivere una violenza sessuale e che consiglio le dà? “Se non riesci a parlarne forse è meglio dimenticare”. Welcome Arabia Saudita. Ma stiamo scherzando? Dove l’ha presa la laurea in psicologia questo? Da Annarita Fiorella? Internatelo.
  13. Il finale. Per quanto riguarda la prima stagione c’è questo finale un po’ scontato, con i genitori della morta che ricevono le cassette e con il protagonista che decide di non commettere più gli stessi errori commessi con Hannah, cioè, visto che si è convinto che quella si sia suicidata anche per colpa del suo “lascarla andare”, da questo momento in poi cambio di registro. Non lascerà andare più nessuno, quindi si mette con una schizofrenica, sensitiva, che immagino danzare al suono di una fisarmonica dentro la metropolitana. Giusto per scongiurare il rischio “suicidio”. Il finale della stagione due è ancora peggio. Chiuso il capitolo Hannah ci si affaccia alla routine scolastica, quindi violenza sessuale con tanto di scopa nel sedere dello sfigato di turno e quasi massacro/sparatoria durante il ballo di fine anno. Armi da fuoco? Nelle scuole americane? Ma quando mai si sono viste? Rido.

Guardatelo e fatemi sapere se concordate con me o se ho ragione io.

Il vostro D.

13 pensieri riguardo “I MIEI 13 MOTIVI SU TREDICI – RECENSIONE”

  1. Ho visto spezzoni della prima e seconda stagione, ma fa cagare.
    Mi vengono i nervi al solo pensiero della serie. in particolare lo psicologo, veramente ha preso la laurea con Annarita Fiorella, poi Hannah “mi giura che non lo(riferito al ragazzo che l´ha stuprata) rivedrö piü a scuola?” lo psicologo cerca di promettere, e lei che fa? non dice il nome.. ma tesoro appena mi fosse successa una cosa del genere avrei fatto accadere la 3 guerra mondiale!
    poi fatemi capire, questa ha “amicizie” solo a scuola? fuori nulla??e poi tutti ma proprio tutti contro di lei? e che il mostro di Lochness?
    Veramente Ferragni e Fedez levatevi proprio, perché i genitori del ragazzo che stupra fanno la bella vita, meglio dei nostri vip.
    Quando si ritrova a casa del ragazzo che stupra, ma allora sei fuori, tu povero agnellino indifeso, te la cerchi, vuol dire che sei masochista andando nella tana del serpente. Io bho!
    cmq io sono strana, che preferisco che mi facciano Spoiler prima di guardare la serie o il film; ero scettica fin dall`inizio, ma da scettica sono diventata nervosa e incazzata, perché se é questo quello che vogliamo trasmettere alle prossime generazioni..non lamentiamoci se poi ci ritroviamo nella merda!
    grazie per i 13 motivi, ma se vorrai trovarne altri saró ben lieta di leggerli con piacere.

  2. Non saprei, mi sono fermato all’episodio sette dicendomi “qualunque cosa ti abbiano fatto per farti ammazzare era comunque poco”. Mamma, che due palle

  3. Concordo su molti dei punti, ma le reazioni allo stupro secondo me vanno calate nel contesto degli Stati Uniti. Sempre su Netflix c’è un documentario, The hunting ground, che parla degli stupri che avvengono nei campus. Ebbene, emerge come per molti giovani americani, lo stupro non sia così grave, o meglio non sia stupro se non ci sono pestaggi. Un ragazzo intervistato dice qualcosa come “solo perché una ragazza dice di no, e tu ci fai sesso lo stesso, quello non è stupro”. Questo atteggiamento può spiegare le reazioni dei ragazzi che non denunciano il compagno perché “in fondo era una brava persona che pensava agli amici”. Per quanto riguarda la psicologo, anche questa dinamica emerge dal documentario. Le ragazze stuprate che si rivolgono al counselor si sentono dire che forse è meglio insabbiare la cosa perché probabilmente è stata colpa loro.
    Per il resto completamente d’accordo su tutto (prima serie, seconda non l’ho vista)

  4. Concordo praticamente su tutto. Soprattutto sul finale. La seconda stagione mi ha lasciata di cacca, sapevo che prima o poi ci sarebbe stato il represso che voleva fare la strage con armi varie. Era talmente ovvio. Hanno inserito in una serie di Netflix tutti i cliché di una scuola americana. È una serie priva di originalità.
    La protagonista ha fatto pure bene ad ammazzarsi, chi la sopporta? Almeno nella seconda stagione speravo che si fosse levata dalle palle, e invece ci mancava solo il suo fantasma, che fortunatamente se ne esce di scena al suo funerale. Finale deliberatamente aperto, ora per riordinare le idee, ancora più sconvolte con la seconda stagione, tocca aspettare la terza.

  5. Io ho visto entrambe le stagioni, dopo la prima stagione ho pensato che il tema principale , il bullismo, è molto attuale (considerando che io vedo bulli e persone bullizzate all’Università, luogo che dovrebbe avere persone con un minimo di intelligenza per come la vedo io), il problema è che lo hanno presentato male. Hannah Becker ti viene spesso da mandare a quel benedetto paese per le idee che ha, non ho però idea di cosa passi per la testa di chi è depresso e bullizzato; il suicidio di Hanna nella prima stagione viene quasi presentato come un’azione giusta, unica soluzione possibile in quella situazione. La seconda stagione invece l’ho apprezzata di più perché il messaggio che mi è arrivato è migliore, almeno secondo me, il fatto di portare il tutto ad un processo significa cominciare a parlarne . Il bullismo purtroppo esiste non solo in America ma anche qui in italia , anche nella mia classe c’erano bulli e bullizzati, certo non di arriva ai livelli della serie ma ovvio che per colpire il pubblico devono calcare la mano; il bullismo da me era presente e nessuno dei professori che ho avuto io, per quanto bravo nel spiegare la sua materia, era adatto ad affrontare/parlare/aiutare nel tema del bullismo. Quindi magari questa serie è solo un’americanata ma se almeno fa parlare e tirare fuori temi che non vengono considerati ben venga

  6. Ho visto la prima stagione con tantissima foga perchè un mio amico, sfruttando la miriade di vuoti narrativi e cose senza senso che accadono, mi aveva veramente convinta che in realtà Hanna fosse ancora viva e che tutto fosse una specie di “sogno” di Clay, in coma dopo la caduta in bici. All’epoca non sapevamo che la storia fosse tratta da un libro, quindi pensavamo che lo scopo della serie fosse far capire cosa potrebbe accadere quando tutti restiamo in silenzio davanti ad un sopruso. E invece niente. Ho guardato la seconda stagione con il tuo stesso fine, capire dove andasse a parare. Ora, io non so come questi argomenti siano trattati e recepiti in America ma ho trovato la seconda stagione veramente assurda e molto più “diseducativa” della prima. Se il messaggio della prima è che l’unico modo per liberarsi dei bulli è il suicidio, nella seconda questo messaggio non solo viene confermato ma ne passa anche uno peggiore. Denunciare uno stupro sostanzialmente non ha alcuna utilità. Capisco che in alcuni casi possa davvero essere così ma avrebbero potuto sfruttare molto meglio questa seconda stagione. Soprattutto dopo la scena (l’unica che salvo) in cui Jess parla delle violenze subite e diventa tutte le donne della serie, a dimostrazione di come le violenze ci riguardino un po’ tutte. Ma il finale è stato inutilmente cruento e soprattutto ha confermato vecchie dinamiche. Ci sono i bulli e le vittime e parlarne è inutile.

    1. Non è che una serie debba essere per forza “educativa” eh (anzi io alcune le vieterei ai minori di 16 anni). Il messaggio della prima stagione, anche fosse quello che hai detto te, può anche essere un risvolto di trama, stesso vale per la seconda stagione (tesoro, sarebbe bellissimo se tutti i giudizi in materia di violenza sessuale si concludessero con l’ergastolo, ma ahimé non è sempre così… Vini in Italia, lo sai anche). Una serie a volte è interessante proprio perché non ha interessi ad educare, ma semplicemente a rappresentare. Poi, come dice Distruggere, la “verità” rappresentata non è neanche lontanamente compatiblile con la realtà, ma quello è un altro paio di maniche (e magari non è l’obbiettivo di chi questa serie l’ha diretta)… Ma poi d’altronde si sa: gli statunitensi sono noti per parafrasare la realtà in un modo distorto, un modo che spesso fa comodo per vendere (o invadere).

  7. CONTIENE SPOILER

    Non concordo con tutti i 13 punti ma in buona sostanza questa serie è priva di senso. Più che altro osservando casi come quelli di Amanda Todd il bullismo si esercita facendo leva su pochi punti (una foto intima diffusa, pessimi voti a scuola) qui Annah si becca il peggio del genere umano: amicizie rotte, isolamento, diffusione di foto intime, voci sul suo conto, vessazioni di vario genere, complicità in illeciti penalmente perseguibili, stalking, amori infranti e violenza sessuale. E voi mi direte “come c’era quello che nella vita è stato preso tre volte da un fulmine vuoi che ad una persona non capiti tutto ciò?” sì ok ma lo trovo un espediente per rendere il tutto ancora più esasperante, se poi una ragazza si mette sempre in situazioni compromettenti quali appunto “vado a casa dello stupratore” allora trovo che Annah Baker sia un personaggio costruito ad hoc per soffrire. La seconda stagione, per me che sono amante di Law & Order (e un pò meno di SVU) ha dell’impensabile: gruppi di sostegno che non esortano alla denuncia di violenza sessuale :”meglio dimenticare, sono affari tuoi come intendi superarla” no aspettate un attimo: bastardo il professore che lo dice ma la squinzia che ha subito violenza ed esorta terzi (dico terzi per evitare eventuali spoiler) a non denunciare e per di più elimina delle prove del reato come la classifichiamo? Io la classifico selezione naturale, che se non sei capace di aiutare te stessa allora: 1) non obbligare gli altri a fare la stessa cosa; 2) non scegliere tu per loro cosa fare delle prove 3) meriti di stare male, ma non per qualche moralità deviata, lo meriti perchè è una conseguenza delle tue azioni e te ne devi assumere le responsabilità.
    Ma la cosa che più mi delude: Annah che parla di amore, celebra il protagonista e.. e.. e.. si fa un’altro. Applausi, sipario, luci, uscita, benzinaio, tanica, teatro, accendino, telefono “112 qual’è l’emergenza?” “sì guardi mi costituisco per incendio doloso, vi aspetto qui con le 4 frecce, ma tanto mi vedrete di fianco al fuoco che andrà avanti per tutta la notte” E mi dispiace, un colpo al cuore simile lo ricevetti solo col trono di spade quando la Vipera Rossa si fece uccidere da Clegane perchè ha fatto il completo imbecille, qui non è diverso.. lei si sente sola, vede uno bravo e boh “ti va di chiavare? ma ometterò il fatto che mi piaccia un’altro perchè mi aspetto che si dichiari lui mentre ora mi sto dichiarando io a te perchè boh” eh sì boh, perchè io in sta faccenda non vedo nulla di chiaro, forse complice il fatto che anch’io ho ricevuto picche a 16 anni, non è bello ma… avevo ricevuto picche.. mica avevo problemi di comunicazione con l’altra persona, non le piacevo punto fine, a lei invece piace il protagonista ma “vabbe dai leviamoci lo sfizio” e vanno avanti per tutta l’estate. E parliamo del resto? di tale montgomery (stranamente somigliante al mio bullo delle medie di fatti mi è rimasto come una scopa nel culo… spoiler) che praticamente minaccia tutti i ragazzi che si recano a testimoniare al processo e tutti, ma proprio TUTTI stanno zitti, mica denunciamo fatti gravemente lesivi e minacciosi nei loro confronti.. noooo viviamo nell’omertà come tutti quanti perchè “i problemi dei ragazzi li possono risolvere solo i ragazzi mica gli adulti” (filosofia che più o meno guida tutta la serie). Piccola considerazione personale, è naturale che nelle scuole ci siano i bulli, la ritengo una cosa fisiologica, a tratti utile perchè dopo un pò decidi di affrontarli, e con molte probabilità perderai ma intanto impari ad alzare la testa (che è tipo la cosa che fa clay per tutta la serie) ma se una banda di psicopatici gira per la scuola tentando violenze brutali, violenze sessuali e tentati omicidi, nell’ordine mi reco dalla direzione, dalla polizia e dalla procura, e ci son pochi cazzi, perchè il finale della seconda stagione è esasperante quanto tutta la prima stagione (ricordate il riferimento alla scopa?) e nessuno muove un dito. in tutta onestà dopo aver visto tutti, ma davvero proprio tutti vessare la persona cui mi riferisco ho iniziato ad auspicare un massacro tipo Columbine… e datemi del cattivo, ma dopo che gli amiconi della cumpa hanno pianto come dannati per la morte di Annah, il fatto che quest’altra persona venga fatta soffrire dagli amikoni e dai bulli in maniera uguale se non peggiore significa che tutte le storie fatte sull’amore, la comprensione, il perdono, non valevano un’accidente. Arrivata la fine della seconda stagione col rocchettone musicale che faceva molto anni 80-90 rimango col groppone in gola sperando che nella terza la città venga nuclearizzata, perchè effettivamente a scuola c’è un problema di bulli come a Napoli c’è un problema di crimine organizzato e il processo farsa va male complice la dabbenaggine di chi, subite le violenze,omette o non parla. Quindi cosa auspicare per la terza? Che Clay trombi, che ci sia un processo e che la situazione di risolva perchè arrivati a questo punto voglio sapere come va a finire ma non sopporterei ulteriori stagioni, non le guarderei proprio.

    CONTIENE SPOILER

  8. Sto vedendo l’episodio di Zach il giocatore di basket. Sono senza parole, Anna si sta rivelando una vera str…, pretende che tutti facciano come vuole lei. Decide come si deve comportare Zach e la reazione che avrebbe dovuto avere al suo biglietto. Prima lo tratta male, poi pretende attenzione!

  9. Io appena finito di vede la prima serie e considerando che è pur sempre un
    telefilm, secondo me riesce a descrivere bene un certo tipo di
    solitudine che è classico degli adolescenti dove appunto sono le piccole cose, cazzate che ti portano ad isolarti e farne altre in sucessione. Difficilmente è l’evento enorme. Piccolissimi particolari che fanno andare in crisi.
    Bisogna considerare l’età dei protagonisti, età tipica dove tutto è una tragedia, dove tutto è menefreghismo e spesso paura per delle stupidate, paura di essere giudicati per delle stupidate.
    Lo psicologo della scuola: purtroppo esistono personaggi così, semplicemente senza carattere ed anche lui chiuso tra i suoi problemi.
    Per me va semplicemente vista con la testa di un 16/17 enne e non con quella di una persona adulta.
    Concordo con i genitori; da togliere la patria potestà.

  10. sono riuscito a vedere solo le prime tre puntate , poi mi si sono frantumati i cosiddetti e ho lasciato 😀

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