IL MIO VOTO AL REFERENDUM È IL NON VOTO

Non è semplice andare sempre contro corrente, ma purtroppo le parole di Umberto Eco trovano sempre maggiore riscontro. Uno ci prova ad ascoltare le ragioni di chi protesta e di chi fa caciara, ma poi si accende il cervello e tutto diventa più chiaro.

Iniziamo dalle cose semplici: dalla lingua italiana e dalla comunicazione.

Per il Referendum del 17 aprile viene usato lo slogan “No-TRIV“, no-trivelle. Ma le trivelle non c’entrano un beneamato cazzo. 

Si tratta di piattaforme. Le trivelle trivellano, le piattaforme estraggono. Le piattaforme NON sono trivelle e quindi non trivellano. Perché usano però questo termine? Perché è un termine “emotivo-negativo”, bisogna colpire l’analfabeta funzionale insito in molti di noi e trascinarlo nel caos. Un termine per cercare di strumentalizzare. La differenza tra le due parole è sostanziale, come quella che c’è tra una pizza e un forno a legna.

Per quanto riguarda la comunicazione, invece, si viene costantemente bombardati da immagini di foche, pinguini, pesci, sirenette… etc… coperti di catrame nero. Teli neri. Babbei dipinti di petrolio vicino al gazebo in piazza. Cos’è stiamo in IRAQ e non lo sappiamo? Da dove è uscito tutto questo petrolio? La stragrande maggioranza delle piattaforme in questione, oggetto del Referendum, estrae METANO, NON PETROLIO.

Questa è solo una frode degli ecologisti che mira a una reazione emotiva, per la stessa ragione per cui si utilizza “trivelle” invece di “piattaforme”.

Girano poi le foto dei disastri petroliferi, sempre per far passare il messaggio che in Italia si campa di petrolio. Foto di disastri su piattaforme che estraggono metano non ne abbiamo? Come mai?

Quindi già da questi elementi, dalle parole utilizzate e dalle foto “promozionali”, già da queste cose mi viene voglia di dare contro, senza neanche aver parlato del VERO quesito referendario. A me basterebbe già quanto detto fino ad ora. Ma parliamone di questo quesito.

In Italia è già proibito costruire nuove istallazioni entro i 22km dalla costa. Quindi non si chiede agli italiani di proibirle, già sono proibite. Agli italiani si chiede se sia giusto o meno il rinnovo ai concessionari già esistenti fino al prosciugamento dei giacimenti. Se vincesse il “sì” non ci sarebbero rinnovi, ma non si fermerebbero comunque le estrazioni. Al termine del contratto si fermeranno, quindi non il 18 aprile come annunciano i deficienti. Se invece vincesse il “no”, si estrarrà fino all’esaurimento e poi addio.

Chi ha “proposto” questo Referendum? Otto governatori di Regione. Giusto per punzecchiare Renzi che con lo “Sblocca Italia” intende scavalcare le autonomie locali in caso di opere di utilità nazionale. Cosa se ne possono mai fregare questi otto delle piattaforme di estrazione del metano? Niente, hanno messo su questo teatrino perché non vogliono perdere neanche un atomo del loro potere decisionale, non gli sta bene che lo abbia il Governo. Detto proprio a pane e puparuol. Non vuoi Renzi a capo del Governo perché non è una cima? Giustissimo, non votarlo alle prossime politiche tra un anno. È così semplice. Ma se per te è normale fare il gioco politico di otto personaggi “x”, che con slogan e comunicazione tendenziosa desiderano usarti per fare uno sgarro al Governo… allora vai a votare sì al Referendum.

Cosa accadrebbe se vincesse il sì? Esauriti i contratti esistenti si smetterà di estrarre. Molto semplice. In Italia però il fabbisogno energetico è in continua crescita, questi geni non è che votano sì e poi bruciano l’auto per girare in bici, comunque continuerebbero a consumare energia dentro e fuori casa. Dove la dobbiamo prendere questa energia? Dalla Russia e dalla Libia. Regaliamo soldi agli stranieri giusto? “Eh ma le energie rinnovabili… blablabla…” Non esiste alcuna contraddizione fra lo sviluppo delle rinnovabili e l’estrazione del metano. La fase di transizione sarà molto lunga per questo “passaggio”, ci vorranno comunque 40 o 50 anni e le due cose possono tranquillamente coesistere, come già accade. Perché al netto dei complottisti fanatici è estremamente complesso convertire l’intero comparto energetico dagli idrocarburi al nuovo. Solo i babbei possono credere che dopo la vittoria del sì si passerà al solare. Dopo la vittoria del sì si telefonerà a Putin “Vladimiro prendi carta e penna che il prossimo ordine sarà più sostanzioso.”

Chi appoggia il Sì al Referendum?

Salvini, Forza Nuova, Casapound, i nazivegani-animalari… In genere basterebbe fermarsi al primo nome. Vedi cosa fa Salvini e tu fai l’opposto, è una regola d’oro che funziona sempre. Poi ai gazebo si trovano sempre quei personaggi con metà capelli rasta, metà rasati, 30 cani e outfit H&M. Quelli che appunto possono permettersi di stare senza fare niente intere giornate.

Per cosa voterò io? Io non voto. Se si raggiungesse il quorum vincerebbero i sì, questo perché in Italia a maggioranza non ci sono tutti Umberto Eco e Rita Levi Montalcini, quindi per chi preferisce il “no” sarebbe meglio non votare affatto.

EDIT:

Mi fanno sorridere alcune obiezioni di illustri commentatori sulla pagina.

“Queste piattaforme risolvono solo l’8% del fabbisogno energetico, si può fare a meno!”

Parlano come se si riferissero alle caramelle che alla befana si danno in parrocchia. Non hanno capito che si tratta sempre e comunque di miliardi di euro.

“Se le piattaforme non sono trivelle come fanno i buchi per estrarre la robaaaaa?”

Nella favola “La trivella e l’idiota” si racconta che prima arriva la trivella che fa il buco, trovato il gas si costruisce la piattaforma e poi si succhia. Qui la piattaforma già c’è, il buco anche perché la trivella lo fece anni fa, si succhia pure già… bisogna solo decidere se continuare o meno a succhiare. Proviamo con un esempio per bambini disadattati: hai una lattina di coca-cola aperta, la cannuccia… dobbiamo decidere se hai o meno il permesso di bere. A cosa cazzo ti serve un trapano? QUESTO REFERENDUM NON RIGUARDA LE TRIVELLE.

“Chi non vota è un incivile”

Il non-voto al referendum abrogativo non equivale al non-voto alle elezioni. Ma non tutti possono saperlo, sempre per lo stesso discorso di Umberto Eco. Il non-voto alle elezioni vale niente, il non-voto al referendum costituzionale vale niente, il non-voto al referendum abrogativo vale come NO e come NO-QUORUM. Si vuole modificare una norma che è già in essere, se la norma ti sta bene non serve andare a votare. È così banale come concetto, ma ad alcuni servono proprio i disegnini.

26 pensieri riguardo “IL MIO VOTO AL REFERENDUM È IL NON VOTO”

  1. In linea di massima sono d’accordo con quello che dici, però vorrei precisare 1. che il consumo energetico in Italia è in declino (https://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_di_energia_elettrica_in_Italia) e 2. che tra i maggiori fautori del sì ci sono praticamente tutte le associazioni ambientaliste (WWF, Greenpeace, Legambiente ecc.). Quest’ultimo giusto perché, messa come l’hai messa tu, assomiglia a una “reductio ad Hitlerum” (Salvini vota sì, quindi anche se tu voti sì sei come lui)! Cmq sei un grande, continua a distruggere 🙂

  2. tra l’altro, in Italia non siamo neanche messi male, visto che ogni 100 kWh che compriamo dal gestore elettrico:
    30-35 vengono da fonti rinnovabili
    più o meno altrettanti dal metano
    20 da carbone e combustibili solidi vari
    4-5 dal nucleare, importato
    il resto è petrolio

    In sostanza, siamo uno dei paesi europei più impegnati nelle rinnovabili, nonostante tutto. 20 anni fa il petrolio era il combustibile più usato, adesso è pressoché sparito grazie alla riconversione delle centrali a gas.
    Ma si sa, NIMBY…

  3. Le Idee sono espresse chiaramente e sembrano essere logiche, ma ci sono tre punti che mi fanno capire quanto il discorso funziona solo a parole.

    1) “Dove la dobbiamo prendere questa energia? Dalla Russia e dalla Libia. Regaliamo soldi agli stranieri giusto? “.
    Innanzitutto il fabbisogno energetico italiano non è per niente coperto da fonti energetiche nazionali. Noi già compriamo a caro prezzo enormi quantità di combustibile estero dato che insieme gas e petrolio estratti dal territorio contribuiscono a meno dell’1% del fabbisogno nazionale, un numero di ridicola importanza che sarebbe facilissimo coprire con investimenti nel rinnovabile.

    2) ““Eh ma le energie rinnovabili… blablabla…” Non esiste alcuna contraddizione fra lo sviluppo delle rinnovabili e l’estrazione del metano”.
    Le rinnovabili infatti già coprono il 17% del fabbisogno e dal 1970 al 2013 sono cresciute esponenzialmente passando da generare 5,6 Mtoe (unità di misura dell’energia che equivale a 11630 Kwh) nel 1970 a 23,5 nel 2013. In più, il costo di un Kwh prodotto da fonti non rinnovabili è ormai totalmente paragonabile con quello di un Kwh prodotto dalle rinnovabili, escluso il solare, ma anche quello sta facendo enormi progressi negli ultimi anni. L’unica cosa che mantiene “conveniente” il petrolio e il gas rispetto alle rinnovabili sono le sovvenzioni che i governi di tutto il mondo continuano a elargire direttamente e indirettamente alle compagnie del petrolio. Legambiente ha stimato che in generale in Italia i sussidi ai combustibili fossili ammontano a 14.650,9 euro ( 14,7 miliardi ).

    3) “La fase di transizione sarà molto lunga per questo “passaggio”, ci vorranno comunque 40 o 50 anni”.
    In realtà secondo l’accordo sul clima che il nostro paese, fra i tanti, ha firmato recentemente a Parigi l’aumento della temperatura globale va ridotto a +1.5° a partire dal 2020. Per raggiungere questo traguardo l’IPCC ( Interngovernmental Panel on Climate Change ) ha stimato che la produzione di CO2 deve essere ridotta del 40% entro il 2020. Malgrado gli ottimisti é un obbiettivo molto difficile da raggiungere e richiede cambiamenti drastici sul nostro modo di produrre l’energia. Continuando a estrarre combustibile quando si ha la possibilità di investire sull’energia pulita è un tantino contrario a questo scopo. Rinnovare i contratti di estrazione fino all’esaurimento sarebbe controproducente per questioni di tempo legate a questo obiettivo.

    Per concludere: “le parole di Umberto Eco trovano sempre maggiore riscontro. Uno ci prova ad ascoltare le ragioni di chi protesta e di chi fa caciara, ma poi si accende il cervello e tutto diventa più chiaro.”
    Sei sicuro che in questo caso hai acceso il cervello? le tue opinioni mi risultano essere poco informate e approssimative. Le tue speculazioni di politica e dei possibili complotti dei governatori regionali contro il governo con l’aiuto di Greenpeace e Salvini mi sembrano un po “buttate là” ma senza un vero fondamento. In sostanza non stai dicendo niente di più sensato e accurato rispetto a quelli che sostengono che Renzi sta invitano la gente a non votare perché colluso con le compagnie del petrolio. Entrambe le teorie hanno senso a parole e entrambe si trovano nel campo del “forse” fino a prova contraria.

    Fonti:

    http://energyatlas.iea.org/?subject=-1076250891

    http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/147-miliardi-di-euro-ogni-anno-italia-incentivare-le-fonti-fossili-legambiente-

    http://www.internazionale.it/notizie/2015/12/13/cosa-prevede-l-accordo-sul-clima-approvato-dalla-conferenza-dell-onu-a-parigi

    “Greening The Global Economy”, Robert Pollin, MIT Massachusetts institute of Technology, MIT press, 2015.

  4. Un quesito: ma le piattaforme come estraggono gas e oli combustibili, con i succhiotti? O le rassicuranti piattaforme che si ergono sopra le acque usano comunque metodi che “ravanano” sotto i fondali?

    1. Tesoro te lo spiego io visto che hai qualche problemino ad arrivarci. Le trivelle servono per creare il condotto tra il giacimento e la piattaforma e si utilizzano prima di costruire la piattaforma. Sarebbe da idioti completare prima la costruzione per poi magari non trovare un cazzo, dopo, con le trivelle. Quindi, visto che qui si deve decidere se prorogare le concessioni esistenti e non se costruire nuovi impianti, non si deve trivellare proprio nulla, perché il condotto già c’è. Capito cuore? Un grosso abbraccio.

      1. E se un condotto si rompe mia cara Milena? Lo sai che in ambiente marino, in questo caso sottomarino, la progressione dell’ossidazione è abominevole al pari della corrosione salina, ed eventuali riparazioni sono molto molto difficoltose? sembra che parliate senza pensare, boh

      2. Fabio tu la cocacola dalla lattina la bevi con la cannuccia o con il trapano? La trivella è quello, mi dispiace se ignori la cosa. Adesso ti butti sull’incidente marino. Ehh, ma non si parlava di succhiotti?

      3. Comunque rispondendo a Fabio, i giacimenti Italiani sono tutti a pressione negativa, cioè serve una POMPA per estrarre. Il contrario di quelli americani, quindi in caso di incidente è l’acqua che entra e non il greggio che esce.

  5. “Cosa accadrebbe se vincesse il sì? Esauriti i contratti esistenti si smetterà di estrarre. Molto semplice. In Italia però il fabbisogno energetico è in continua crescita, questi geni non è che votano sì e poi bruciano l’auto per girare in bici, comunque continuerebbero a consumare energia dentro e fuori casa.” genio: non è che quello che si estrae è per noi, quello che si estrae è di proprietà delle aziende, che hanno delle concessioni, per cui pagano delle royalties (per altro molto basse per la media a quanto dicono) e quel combustibile estratto le compagnie se lo portano bello bello a lavorare in Turchia, dove poi lo rivendono. Anche a noi chiaramente. Quindi niente panico, stiamo già pagando tutto. Votando sì magari invece impediamo a questi di fare quello che gli pare, perché il problema non sono gli otto delle regioni che si arrabbiano per mancanza di autonomie, il problema è che il governo con questo Referendum ha lavorato male e mò ce lo ritroviamo fra le palle noi. Visto che ci costa pure uno sproposito di soldi tanto vale dare una risposta se siamo interpellati. Dato che su 6 quesiti che erano stati proposti, su 5 il governo è riuscito a mettersi d’accordo. Su questo non si sa perché non ce l’hanno fatta, bravi, e d’altronde si sa che lavorano bene. Infatti devono infilare di nascosto emendamenti alle due di notte per fregarci tutti. Chapeu.

    1. Cara e dove avrei detto che le piattaforme sono del Governo? “Genia”. Il non-voto al referendum abrogativo ha una logica, non equivale al non-voto alle elezioni. Se non ci arrivi non so che dirti. Si vuole abrogare una cosa già in vigore, chi non vuole la modifica può tranquillamente non votare. È così semplice.

      1. Beh certo nero su bianco non hai scritto che le piattaforme sono del Governo ma con un tutto un gran giro di parole lo fai credere: *Dopo la vittoria del sì si telefonerà a Putin “Vladimiro prendi carta e penna che il prossimo ordine sarà più sostanzioso.”* ecco che al massimo l’ordine sarà esattamente uguale (o superiore se aumentiamo di numero o aumentiamo i consumi) casomai dopo la vittoria del sì nelle casse dello Stato non ci saranno più gli spiccioli delle royalties che attualmente arrivano per la concessione delle piattaforme in questione, no?

        Al momento comunque delle 88 piattaforme operanti entro le 12 miglia, 35 non sono di fatto in funzione: 6 risultano “non operative”, 28 sono classificate come “non eroganti”, mentre un’altra risulta essere di supporto a piattaforme “non eroganti”.

        Ci sono poi altre 29 piattaforme che sono considerate “eroganti” ma che in realtà da anni producono così poco da rimanere costantemente sotto la franchigia, cioè sotto la soglia di produzione (pari a 50 mila tonnellate per il petrolio, 80 milioni di metri cubi standard per il gas) che esenta i petrolieri dal pagamento delle royalties. In altre parole, quasi un terzo delle piattaforme entro le 12 miglia produce al di sotto dei limiti della franchigia (in alcuni casi da oltre 10 anni) e quindi non versa neanche un centesimo di royalties alle casse pubbliche.

        Solo 24 piattaforme operano abitualmente estraendo idrocarburi al di sopra della franchigia: rappresentano appena il 27 per cento delle piattaforme entro le 12 miglia.

        Fonte: Greenpeace, che per quanto possano fare terrorismo psicologico coi disastri ambientali (e c’avete trivellato i cosidettiii, eccerto mica ci stiamo dentro TUTTI in questa cosa lontana chiamata “ambiente”) sanno però anche raccogliere seriamente i dati: http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Trivelle-vecchie-spilorce/

        Ps. i miei genitori mi raccontano spesso di quel referendum abrogativo sulla caccia che non passò perché non si raggiunse il quorum, grazie all’efficiente propaganda dei cacciatori pro astensione. Infatti capisco perfettamente che sia una tattica vincente, specialmente in mancanza di argomentazioni valide, ma non la condivido (e certamente non mi stupisco che oltre a non aver sviluppato una coscienza ambientale non abbiamo sviluppato manco una coscienza civile).

      2. potrebbe anche essere giusto quello che dici, ma le tue parole sanno di arroganza, che di solito va a braccetto con l’ignoranza, e per questo diventi poco credibile… con questo atteggiamento credo che abbia ottenuto il risultato opposto a quello sperato…

      3. Fortuna allora che non c’era alcun risultato sperato. Perché a chi ha scritto il pezzo non frega nulla di quello che votano gli altri. Per quanto riguarda le tue deduzioni fantastiche, non ci risulta, il post è il più condiviso del blog e i commenti su facebook alle condivisioni sono positivi. Parli quindi a vanvera.

      4. cara Milena, 1- mi spiace per te ma il fatto che un articolo è uno dei più condivisi ed i commenti su fb sono positivi non significa propri niente. Il popolo si sa è un gregge di pecore che insegue una moda e/o uno schema a testa bassa, ma idee e opinioni non sono idee. Oltretutto usando la tua metodologia di valutazione, posso ribaltarti contro questo risultato di condivisione, chiedendoti quanti non lo hanno condiviso? Se osservi da questa prospettiva sicuramente in % non ha avuto molto successo. 2- dici che non gli ne frega nulla di quello che votano gli altri? Bhè! io non ci credo, altrimenti che lo scrive a fare… 3- se avessi letto bene il mio commento precedente non avresti risposto in questa maniera, ma forse anche tu fai parte del gregge e appena ti hanno fatto notare una situazione diversa dal tuo schema, sei andata in panico difendendolo a spada tratta e con un pizzico di rabbia… quindi, chi parla a vanvera? ciao e buona giornata

      5. 1. “posso ribaltarti contro questo risultato di condivisione, chiedendoti quanti non lo hanno condiviso? Se osservi da questa prospettiva sicuramente in % non ha avuto molto successo.” Si deve fare la media in base al blog e non all’universo, perché altrimenti, tesoro, Rihanna secondo questo tuo ragionamento, essendo la più seguita su Fb, dovrebbe essere la regina del mondo.
        2. No, non gliene frega nulla. Questo è un blog personale non una rivista. E su un blog personale, il proprietario, può scrivere ciò che vuole. Non deve dare conto a te.
        3. io leggo tutto e per quello rispondo. Tornatene nel tuo di gregge.

  6. il ragionamento fila e continua a filare anche se sul finale si omette di dire che l’ordine a Vladimiro in realtà è poco meno del 3% del fabbisogno nazionale di gas e dell’1% di petrolio.
    E, come giustamente fai notare tu, la telefonata a Vladimiro non avverrà il 18 aprile ma alla scadenza delle concessioni tra 5 e 10 anni.
    E questo sempre ammesso che quel miserimmo 3% e 1% non venga compensato, ad esempio, con una maggiore efficienza energetica oppure tramite il leggero incremento delle rinnovabili.

    In soldoni, il referendum è il solito circo politicizzato italiano perché che vinca il SI o che vinca il NO non cambiera nulla (o pochissimo) agli italiani.
    Gli unici che pagheranno pegno saranno le compagnie petrolifere che dovrebbero smantellare tutto entro 10 anni.

    Quindi il referendum diventa “vi stanno sui cogioni le compagnie petrolifere? SI o NO?”

  7. Scusa, riferendomi alle prime frasi della tua esposizione di opinione, ma come fanno a raggiungere i vari giacimenti nel sottosuolo? Trovano il buco già fatto? Ragionateci ragazzi. Le trivelle le usano eccome.

    1. Sì, il buco è stato già fatto prima che costruissero la piattaforma tanti anni fa. Arriva la trivella, fa il buco e ci costruiscono sopra la piattaforma. Capito caro? Ragionaci tu che parli a vanvera. Il referendum serve per rinnovare o meno delle concessioni su piattaforme già esistenti. E quelle già esistenti i buchi già li hanno. Ci vogliono i disegnini?

  8. Gli idrocarburi? Per carità..combustibili fossili, quelli inquinano!
    Il nucleare? Radiazioni, scorie radioattive.. E poi il grigio delle centrali rovinerebbe il panorama della Val Salcazzo..
    I pannelli? Noo! Divoriamo territorio che potremmo dedicare all’agricoltura!
    Le pale.eoliche? Ma quelle sono brutte esteticamente..e poi come ci monto una pala eolica sulla mia Mercedes?
    Idroelettrico? No, le.dighe sono uno scempio, e poi non sono sicure: Ricordate il Vajont?

    Insomma, o ci inventiamo un modo per ricavare energia dalle bestemmie o siamo fregati..

    Abbiamo l’autonomia energetica di un criceto durante il ramadan e manco il poco Metano che abbiamo dovremmo estrarre?

    Intanto al lavoro, al lago, al mare, tutti in macchina perche i mezzi sono.scomodi..

  9. “In estrema sintesi, i piani energetici del paese degli ultimi 10 anni sono decisamente confusi e scritti male. Nel 2008 il governo Berlusconi puntava sul nucleare, ma tre anni dopo un referendum a seguito del disastro di Fukushima ha bloccato tutto. Nel 2013 il governo tecnico di Mario Monti, nella sua Strategia Energetica Nazionale, ha invece deciso di puntare sulle rinnovabili, sul gas e sulla raffinazione di prodotti petroliferi dimostrando semplicemente di non aver mai messo piede in Italia. Le aspettative per le rinnovabili sono state terribilimente sottostimate (nel testo si auspicava di arrivare nel 2020 al 35-38% del settore elettrico mentre pochi mesi dopo si era già al 37,5%) e le stime di idrocarburi estraibili estremamente sovrastimate. Oltretutto, nel 2013 il petrolio costava circa 110 dollari al barile mentre ora siamo a 40. Quando si dice avere fiuto.
    La ciliegina sulla torta è arrivata dal Governo Renzi con il decreto Sblocca Italia: una legge quasi onnicomprensiva, con un testo lungo e complesso riguardante i più disparati temi, dai trasporti al dissesto idrogeologico, dal piano aeroporti a nuovi regimi di tassazione. Tante idee ma confuse insomma. All’interno di questa babele, per quanto riguarda lo sfruttamento degli idrocarburi il decreto dichiarava di pubblica utilità tutte le attività legate all’utilizzo delle risorse fossili togliendo potere alle regioni, favorendo l’esproprio delle terre da parte delle compagnie petrolifere e snellendo gli iter burocratici per cercare ed estrarre gas e petrolio.
    Le regioni ed i comitati non sono stati a guardare e si sono organizzati in un coordinamento nazionale per chiedere un referendum con 6 quesiti. Dopo che la raccolta firme di Possibile, un partito nato dall’ala sinistra del PD attualmente al governo, non ha raggiunto le 500.000 unità necessarie, 10 consigli regionali ne hanno approvato il testo.
    Il governo, giocando d’anticipo per evitare che il referendum diventasse un voto contro Renzi, appena un anno dopo aver approvato le norme in questione via decreto (modalità che la Costituzione prevede solo in casi urgenti), tramite il voto di fiducia nel maxi emendamento alla legge di stabilità del 2016 ha cancellato tutte le norme in questione. Tranne una. Che oltretutto è stata riformulata dalla Corte di Cassazione. Quindi in pratica si voterà su un quesito non rischiesto da nessuno. La fantasia italiana nella sua più magnifica realizzazione insomma.
    Se state già ridendo, tenetevi alla sedia perchè siamo solo all’inizio.
    Fonti energetiche nuove e vecchie
    Fonti energetiche nuove e vecchie | Aaron
    Qual è il questito in ballo?

    Il quesito in ballo riguarda una deroga, ma in Italia l’eccezione è regola!
    Con questo ultimo dietrofront, rientra in auge la normativa precedente che vieta la ricerca e le estrazioni di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa. Naturalmente non per capriccio, ma per preservare ambiente ed ecosistema. Gli impianti inquinano, inutile negarlo. Il quantitativo di inquinanti non è altissimo vista la diluizione in mare a quanto pare, ma comunque tracce di idrocarburi e metalli pesanti son stati riscontrati nella catena alimentare. Il vero danno ambientale viene attuato in fase di ricerca. La tecnica dell’air gun è infatti devastante sia per i fondali sia per la fauna marina.
    Gli unici che possono continuare ad estrarre, in deroga a questa legge, sono gli impianti già esisitenti. In teoria le compagnie petrolifere avrebbero potuto continuare a coltivare idrocarburi fino alla fine della concessione statale. In pratica lo Stato italiano gli sta regalando letteralmente i giacimenti e quindi la possibilità di stazionare in eterno.
    Votando SI, viene abrogata questa norma e si torna alla legge precedente che proroga le estrazioni fino alla fine della concessione statale.
    Votando NO, la legge che permette alle compagnie di estrarre fino alla fine di vita utile del giacimento non viene toccata.
    Naturalmente questi regali, nel mondo civilizzato sono vietati e sono possibili solo in Italia. La normativa europea a riguardo infatti vieta questo uso delle concessioni e stabilisce che debbano “essere limitate in modo da evitare di riservare ad un unico ente un diritto esclusivo su aree per le quali la ricerca la prospezione e la coltivazione possano essere avviate in modo più efficace da diversi enti” (Direttiva 94/22/CE)
    Se vincesse il NO o non si arrivasse al quorum lo Stato italiano andrebbe quindi incontro ad una procedura di infrazione europea.”

  10. peccato dimentichi di citare l’unica cosa davvero importante: I SOLDI! la legge attuale voluta da Renzi permette(rebbe) alle aziende petroliefere di estrarre quanto greggio vogliono e per quanto tempo vogliono.
    Lo stato (cioè NOI tutti) incassa le ROYALTIES aka tasse (già bassissime in confronto ad altri paesi europei) SOLO se le aziende estraggono oltre una certa soglia aka FRANCHIGIA. Oltretutto con autoceritificazione e senza alcun controllo.
    Da petroliere cosa faresti? Estrarresti poco petrolio per un lungo periodo in modo da non pagare alcuna tassa.
    Da cittadino invece non pensi che i petrolieri debbano pagare le tasse come tutti noi? Se vince il SI, non si chiudono le piattaforme, ma semplicemente si torna alla legge precedente che dice che dopo la scadenza la concessione si può rinnovare PAGANDO (lo stato, noi).

  11. Dopo aver letto il tuo articolo e quasi tutta la sequela di commenti, sono arrivato all’unico che ha capito qualcosa della vicenda, ovvero, che se passava il SI, si sarebbe dato un termine per ultimare l’estrazione e, dunque, si costringeva le compagnie a PAGARE le royalties che, invece, continueranno ad evadere (a norma di legge). Hai fatto caso alla marca dei telefonini di un film e ti sei fatto prendere in giro dalla propaganda di governo che non ci voleva a votare…. mah.

  12. Arrivo tardi su questo articolo, ad ogni modo butto i miei classici due centesimi. Premetto che non sono andato a votare perché impossibilitato, ma se fossi stato in Italia ci sarei andato e sarei andato a votare NO. Il problema è semplice ed è di meccanismo democratico: la popolazione con diritto di voto si divide tra persone interessate ad una certa tematica, con posizioni a favore o contro, e persone non interessate. Il funzionamento normale della cosa è: chi è interessato va alle urne, si contano i voti, uno dei due schieramenti vince e chi non è andato a votare, giustamente, non ha voce in capitolo.

    Boicottando i referendum, invece, “de facto” si schierano d’ufficio dalla parte del NO persone che manco sapevano che il referendum esistesse ma che contribuiscono alla vittoria dei contrari loro malgrado. Tutto ciò mi sembra molto poco democratico, oltre ad essere potenzialmente un enorme boomerang. Capisco la tua frustrazione nel constatare la povertà di ragionamento dell’elettorato, ma purtroppo questa è la democrazia. Le alternative possibili sono accettare le decisioni degli elettonti oppure fare come me e sgommare via dallo stivaletto.

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